Touch

L’universo è fatto di precisi rapporti e schemi […] un intreccio quantistico di causa ed effetto in cui ogni cosa ed ogni essere si riflettono gli uni negli altri. Ogni azione,ogni respiro, ogni pensiero cosciente, sono connessi. [cit. da Touch]

Dunque ciò che accade non è casuale, ma fa parte di uno schema già definito e alcune persone sono in grado di vedere tra di esso, eventi passati, presenti e futuri.

Questo è quello che sa fare  Jake (David Mazouz), figlio undicenne di Martin Bohm (Kiefer Sutherland), che soffre di autismo, diagnosi non appoggiata dal genitore; la madre è morta nell’attacco alle torri gemelle.

Martin è un padre amorevole che per il figlio ha lasciato una fulgida carriera di reporter per barcamenarsi con lavori più umili, in quanto il bambino gli crea parecchi problemi fuggendo e facendo “cose strane”, come scrivere compulsivamente su un quaderno una sequenza di numeri tutti uguali, inoltre ha una curiosa mania per i cellulari. Il regista Tim Kring (creatore ad esempio di Heroes), ci fa viaggiare in un mondo pieno di eventi concomitanti che sembrano apparentemente casuali, ma che sono i pezzi di un unico puzzle. continue correlazioni ci accompagnano per tutta la durata del telefilm. Siamo legati ad altre persone dall'”universo”.

Quella che ho visto è la puntata pilota, per poter vedere il resto si dovrà aspettare fino al 19 marzo. Attualmente la serie è trasmessa solo negli stati uniti  su FOX TV.

Shame

Ambientato a New York – ma di produzione inglese – parla di un trentenne (Michael Fassbender ) con un buon lavoro, una splendida casa, di ottima presenza e con buone maniere; un uomo insomma che in molte potrebbero ambire. Quindi a che dobbiamo il titolo Shame (Vergogna)?! Al suo sfrenato impulso sessuale, che lo porta a ricercare molte volte durante il giorno l’autoerotismo, la visione di filmati porno e la frequentazione di chat erotiche. Non mancano i rapporti occasionali con donne conosciute in locali o altri posti o con prostitute. Ma il regista (Steve McQueen ) mai scende nella volgarità, rimane nelle sfumature dell’eccitazione “elegante”, rendendo magistralmente il film un “vedo non vedo”, seppur la presenza di nudi non manchi di certo.

Il protagonista non riesce ad instaurare legami, sentendosi oppresso a differenza della sorella (Carey Mulligan ) che agogna disperatamente l’amore e il sentirsi amata, rendendola insicura di se e recidiva ai tentati suicidi.

Il film è stato premiato molte volte e in vari festival, per quel che mi riguarda a giusto merito, infondo la sesso dipendenza è oggigiorno una realtà molto diffusa e i sentimenti stanno scivolando in secondo piano; è lo specchio di quello che accade oggi attorno a noi.

A mio parere alcuni nèi sono dovuti a scene troppo lunghe e lente, che rendono il film a volte noioso e che mi hanno portato allo sbadiglio.

 

Wilfred

Prendete un ragazzo depresso, senza lavoro, prospettive, relazione amorose e amici e mettetegli come vicina di casa una ragazza davvero carina e gentile, lavoratrice e che possiede un cane costretto a stare a casa da solo tutto il giorno. Ecco la storia è pronta. Un classico insomma, lui bada al cane puntando a conquistare il cuore della bella.

Ma qualcosa è molto diverso dalla normalità! Ryan (interpretato da Elijah Wood) vede un uomo vestito da cane che non meno gli parla, mentre tuti gli altri vedono un cane normalissimo e lo trattano da tale. Wilfred (interpretato da  Jason Gann che è anche co-produttore) è un cane di sette anni che dall’alto della sua veneranda età – moltiplicando gli anni con quelli umani – da consigli di ogni genere a Ryan, che prima si trova, ovviamente, spaesato e confuso, ma poi trova in lui un amico. Questo cane è davvero particolare, filosofo, saggio e senza alcuna regola, fuma erba e beve birra a ettolitri ed è davvero molto geloso della sua padrona, cercherà in ogni modo di impedire a Ryan di instaurare un legame che va oltre l’amicizia.

Wilfred è stato riadattato dal padre dei Griffin David Zuckerman per il pubblico americano, nel 2011, in quanto è una sitcom basata sulla versione australiana del 2007 , per il momento la trasmissione in Italia è inedita, ma potete vedere le puntate in streaming, anche con sottotitoli. La seconda stagione debutterà a giugno 2012.

Lost in Google

Dopo lo strepitoso successo della prima web series “The Freaks”, creazione a buget zero che vede protagonisti ragazzi ventenni del mondo del cinema e di Youtube (tra i quali Guglielmo Scilla e Claudio di Biagio) nonché il successo indiscusso del gruppo About Wayne che ha creato la colonna sonora e parte del soundtracks, ora il gruppo The Jackal composto da sei ragazzi napoletani si cimenta con un progetto davvero innovativo: Lost in Google.

La puntata zero inizia con una domanda “hai mai provato a cercare Google su Google?”, così il protagonista della storia ( Simone Ruzzo) digita la parola nel motore di ricerca e viene letteralmente inghiottito nel cyber spazio, trovandosi così proprio dentro a Google. L’innovazione sta nel fatto che le seguenti puntate –ad oggi due, dopo quella che possiamo definire una presentazione- sono create grazie ai commenti che gli utenti di Youtube lasciano al video. Ovviamente vengono scelte le idee più interessanti e curiose. Per esempio nella puntata uno “Forever alone”, la ragazza mangia una banana proprio perché qualcuno l’ha suggerito e nel video viene anche mostrato tale commento. Nella puntata due “I’m feeling Lucky“ possiamo trovare una chicca, la presenza di un simpaticissimo Caparezza, che deve sottostare ai desideri degli utenti. Tutto questo è squisitamente condito da favolosi effetti speciali e tante risate. Non ho potuto esimermi dall’inserire delle idee al video due, perché la possibilità di vedersi realizzare un mio consiglio è davvero intrigante. Aspettiamo con ansia la terza puntata…

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