Millennium – Uomini che odiano le donne

Come già sapete è il remake americano dell’omonimo film svedese del 2009, che a sua volta era tratto dal romanzo di  Stieg Larsson, quindi ovviamente per chi avesse visto la versione svedese non può aspettarsi molti cambiamenti, anche se un paio effettivamente ci sono. Si possono notare i colori opachi, soprattutto all’inizio del film che hanno caratterizzato la precedente versione, infondo l’ambientazione è la Svezia in inverno.

L’attrice Rooney Mara che interpreta il ruolo di Lisbeth Salander, ha dichiarato che per immergersi appieno nel personaggio si è fatta fare realmente i piercing che vediamo sulla pellicola. La mia impressione è che si è immersa  nel personaggio sbagliato, alla fine è risulata essere la caricatura o la copia sputata di Noomi Rapace, nelle movenze, espressioni, anche solo nel modo di camminare.

Brevemente, la trama, per chi non la conoscesse, tratta del giornalista Mikael Blomkvist (Daniel Craig) che viene accusato e processato per false notizie pubblicate sul suo giornale Millennium e che viene poi ingaggiato da un magnate, ufficialmente per scrivere le sue memorie, ufficiosamente per scoprire l’assassino della nipote scomparsa molti anni prima. Verrà aiutato da un’investigatrice/hacker (Lisbeth Salander) a scoprire la verità.

Personalmente trovo questo film inutile visto che la trilogia è finita circa 3 anni fa, a così breve distanza gli americani avrebbero potuto importare i film svedesi… ma a noi umili spettatori non è dato conoscere le macchinazioni del cinema internazionale (e nazionale).

Stupefacenti i titoli di testa!!!!

Mission Impossible – Protocollo Fantasma

Si aprono le celle di una prigione russa… è opera di un teem specializzato che deve far scappare Ethan Hunt (Tom Cruise) che serve al governo americano per recuperare dei file con coordinate di lancio per bombe nucleari e si dovrà infiltrare al Cremlino. Subentra il cattivo di turno (Michael Nyqvist) che è convinto che una guerra nucleare, un pò come il giudizio universale, sarebbe una mano santa per la razza umana, in quanto gli uomini che rimarranno vivi saranno i più forti; ruba i suddetti file e per nascondere le tracce fa saltare in aria il palazzo.

Gli americani vengono considerati colpevoli e Ethan Hunt e il suo gruppo, se vogliono recuperare questi codici e impedire la possibile guerra, dovranno lavorare da soli, senza il solito supporto, in quanto il presidente degli Stati Uniti ha dovuto dare inizio al “Protocollo Fantasma”, che rende inoperativi ufficiosamente i nostri agenti.

Il film alterna scene ironiche a quelle da cardiopalma e ovviamente non mancano gadget super tecnologici che fanno venire voglia di diventare una spia. Si rimane spesso senza fiato perché molte cose vanno storte, si ritrovano all’ultimo minuto a dover reinventare totalmente un piano prima perfetto.

Ovviamente non serve che mi soffermi troppo sulla maestosità degli effetti speciali, che si possono vedere anche nel trailer. Pur essendo il numero quattro, il regista Brad Bird “specializzato” in film d’animazione come: RatatouilleGli IncredibiliIl gigante di ferro e alcune puntate dei Simpson, non lascia tempo allo spettatore di annoiarsi o riprendere fiato… che il segreto di questo film sia proprio l’anima da sognatore di Brad?!

Hugo Cabret

La storia è ambientata a Parigi ed è quasi tutta incentrata all’interno della stazione ferroviaria, che sembra grande come una città,con le sue regole, i suoi negozi, le sue storie d’amore e gli infiniti orologi, importantissimi in un posto dove anche solo due minuti di ritardo possono cambiarti la giornata.

Il periodo storico è un pò lontano dalla nostra tecnologia digitale e computerizzata, quindi tutti gli orologi devono essere costantemente controllati, caricati e lubrificati da qualcuno. In questa storia il compito spetta al piccolo Hugo Cabret (Asa Butterfield), rimasto orfano prima di madre e poi anche di padre, che non mancò di trasmettergli la sua passione di orologiaio.

Un giorno il padre portò a casa un giocattolo automa, trovato al museo e che nessuno voleva perché rotto e diventò il loro passatempo preferito cercare i pezzi mancanti per farlo funzionare. Quando il padre morì in un incendio, Hugo fu affidato allo zio che era uno stolto ubriacone, ma come il fratello amava gli orologi, infatti insegnò al piccolo ad occuparsi di quelli della stazione. Era tutto il suo mondo, dall’alto, ben nascosto, vedeva tutto ciò che accadeva in quella specie di piccola città, ovviamente non si separò dall’automa e cercava pezzi d’ingranaggio in ogni dove. Ma anche se fosse riuscito ad aggiustarlo mancava la chiave per farlo funzionare …

Martin Scorsese con questo film non manca di farti sognare, d’incantarti, anche grazie alla presenza dei due bambini protagonisti (Asa Butterfield e Chloë Moretz), tral’altro ottimi interpreti. La storia inizia a traballare e forse ad annoiare verso la fine, oppure, volendola vedere in un altro modo, la parte finale non fa sognare come il resto del film. Ma lo scrivo per dovere di cronaca, e rimane sempre una mia impressione che non mi fa cambiare idea sulla bellezza globale di un film che a naso, diventerà un cult!

Piccola nota: mi è piaciuta molto l’interpretazione di Sacha Baron Cohen ( il capo stazione).

 

The iron lady

Meryl Streep, sotto la regia di Phyllida Lloyd, interpreta una Margaret Thatcher straordinaria, partendo dal trucco e strati di lattice che la fanno vedere anziana ottantenne ai giorni nostri, fino alla cura dei minimi dettagli dell’aspetto e della postura di quand’era primo ministro inglese.

Margaret ha un padre che si dedica alla politica e possiede un negozio di alimentari, non manca di insegnare alla figlia ad essere del tutto indipendente e forte, la fa lavorare con lui, viene accettata ad Oxford e quando esce cerca di entrare nella politica, ma si scontra con un mondo maschilista ancora retrogrado sul ruolo che spetta ad una donna. In una cena altolocata, conosce Dennis Thatcher che rimarrà folgorato dal temperamento d’acciaio della giovane, che non si fa spaventare da niente e nessuno. Inizia presto a far politica, ma ha delle delusioni, l’Inghilterra e forse il mondo intero, non è pronto per vedere una donna al potere. Solo dopo essersi sposata ed aver avuto una coppia di gemelli riesce finalmente ad entrare in parlamento come Ministro della pubblica istruzione; è totalmente dedita al suo lavoro che trascura marito e figli che si sentiranno secondi per il resto della loro vita e quando i figli sono più adulti, decide di dover servire il popolo inglese al massimo delle sue capacità. Diventerà quindi primo ministro, la Lady di ferro per il suo modo intransigente e testardo di portare avanti il paese e qualsiasi decisione.

Il film ripercorre i fatti salienti della storia inglese durante la presenza in parlamento della Thatcher, intervallato da momenti di vita recente, dove una figlia e una badante si assicurano che non esca di casa in quanto non più completamente lucida. Parla costantemente col marito (Jim Broadbent) morto anni prima di tumore, ne è a volte ossessionata, perchè conscia della realtà, ma non vuole rimanere sola, la Lady di ferro senza lavoro, ne marito è persa nei meandri dei ricordi di un passato glorioso, in cui teneva testa agli uomini e si faceva rispettare da tutto il mondo.
L’interpretazione di Meril Streep è realmente da Oscar, ma infondo conosciamo già tutti la sua indiscussa bravura!

L’arte di vincere

L’Oakland Athletics una squadra di baseball con pochi fondi, badget inferiore rispetto alle grandi squadre della Major League , dopo l’ennesima sconfitta, si vede portar via i migliori giocatori allettati da contratti più generosi. Il film inizia proprio con una riunione atta a sostituire i professionisti mancanti, il general manager Billy Beane (Brad Pitt) si trova a dover affrontare i soliti commenti poco professionali sulla vita privata dei giocatori presi in considerazione e dei loro “difetti”.

Il film ha sicuramente un approcio romantico riguardo a questo gioco, tanto che il protagonista stesso ripete due volte nell’arco della durata del film la frase ” come si fa a non essere romantici col baseball!?”. Cerca di comperare e/o scambiare i giocatori dai Cleveland Indians, ma si ritrova a rimbalzare su di un muro di gomma. Nota un giovane ragazzo il quale ha una forte responsabilità sui rifiuti che riceve, incuriosito va dal ragazzo di nome Peter Brand (Jonah Hill) neo laureato in economia e scopre che ha una teoria molto particolare e innovativa sulla scelta dei giocatori. Ha creato un software per analizzare le potenzialità dei giocatori, tralasciando difetti spesso ininfluenti. Billy Beane  inizierà ad usare questa tecnica e il ragazzo diventerà il suo braccio destro, ovviamente nessuno è d’accordo con loro, la scelta sembra solo una pazzia, ma continueranno con le loro idee.

Il film è basato sul libro biografico Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis ed è diretto da Bennett Miller

Il mio umile parere è che il film mantiene l’interesse dello spettatore, ma in ogni caso parla di uno sport che in Italia non è molto seguito. Buona l’interpretazione di Pitt, ma non da Oscar, ritengo anzi che tutto il film non dovrebbe concorrere per la statuetta, il fatto è che parla dello sport nazionale americano e americano è pure l’omino d’orato!